PRINCIPI ISPIRANTI

Perché funziona un mazzo di carte?

Testa robotica con un grande cervello, occhi rotanti e braccia estese.

Un mazzo di carte può funzionare perché ciascuno di noi custodisce, sotto la superficie della coscienza, un vasto archivio di conoscenze dimenticate, intuizioni non ancora elaborate, memorie individuali e collettive che continuano a influenzare le nostre scelte.

 

Consultare un mazzo non è un atto di magia, ma un gesto di accesso. Attraverso il linguaggio del simbolo si scende nei livelli profondi della psiche: nel subconscio — o, più correttamente, nel preconscio freudiano - ciò che sappiamo ma abbiamo sepolto, e poi più giù nell’inconscio, ciò che non sappiamo di sapere, e infine nell’inconscio collettivo, lo strato più antico, dove dimorano le memorie ancestrali condivise da tutta l’umanità.

Ma forse c’è anche di più.

Forse, in quello spazio sospeso tra intenzione e immagine, possiamo entrare in dialogo con qualcosa che non è solo nostro. Qualcosa che ci osserva, ci conosce, e talvolta ci risponde. Qualcosa che conosce il nostro percorso e ci restituisce, attraverso il mazzo, un frammento di verità.

 

Alcuni, come abbiamo detto, lo chiamano subconscio, altri spiriti, o memorie collettive. Forse è tutto questo insieme, o forse è la voce di un’intelligenza silenziosa che ci accompagna da sempre e che, per un istante, approfittando di una temporanea sospensione dell'approccio razionale, usa le carte per parlare.